Il Senato
Il Senato fu una delle istituzioni più longeve di Roma: consiglio degli anziani in età regia, centro dell’autorità politica durante la Repubblica e organo ancora prestigioso, sebbene progressivamente limitato, sotto gli imperatori.
Dalle origini alla Repubblica
Il nome deriva da senex, “anziano”. La tradizione ne attribuiva la fondazione a Romolo, ma fu soprattutto nella Repubblica che il Senato acquistò continuità e influenza. Ne facevano parte, di norma, uomini che avevano ricoperto magistrature e seguito il cursus honorum; i censori curavano periodicamente la lista dei membri.
Funzioni e autorità
Il Senato orientava la politica estera, amministrava le finanze, assegnava province e comandi, riceveva ambascerie e vigilava su aspetti della religione pubblica. Le sue deliberazioni, i senatus consulta, esprimevano un’autorevolezza decisiva nella direzione dello Stato.
Convocazione e voto
Le sedute erano convocate da un magistrato dotato del diritto di riunire il collegio e si tenevano in luoghi consacrati, come la Curia. Dopo l’esposizione della questione, i senatori intervenivano secondo rango; il voto poteva avvenire anche spostandosi fisicamente dalla parte della proposta prescelta.
Dal principato all’età tardoantica
Augusto riorganizzò il collegio, riportandolo a circa seicento membri. Con il principato molte competenze passarono gradualmente all’imperatore, ma il rango senatorio, le magistrature e le insegne conservarono grande prestigio. L’istituzione continuò a trasformarsi fino alla tarda antichità.
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